| GEA: NUOVE BASI PER L'ANALISI GEOBIOFISICA E LA GEOBIOLOGIA |
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NUOVE BASI PER LA VALUTAZIONE DELLO SCAMBIO ENERGETICO DEL TERRITORIO E LA RICERCA DELLE ZONE DI DISTURBO DI ORIGINE NATURALE L'Istituto per l’analisi geobiofisica dell'ambiente 'GEA Geobiofisica e Ambiente' si era riproposto, sin dal convegno con il quale si è presentato [1] al pubblico al SANA del 1997, di avviare dei contatti con il Forschungskreis für Geobiologie "dr. Hartmann" e.V., l’associazione tedesca fondata dal dott. Ernst Hartmann che è il riferimento più importante per il settore. Questi contatti sono iniziati con l’avere come relatore herr Günter Engelhardt, quando era vice-Presidente dell’associazione tedesca, con una relazione sul pensiero e la ricerca del dott. Hartmann al convegno "Geobiologia: una scienza per il terzo millennio" organizzato da GEA al SANA di Bologna nel 1998. Molti sono i punti di contatto nel modo di vedere delle due associazioni, ma uno in particolare rende insignificanti i pur presenti punti di differenziazione: si tratta della volontà di trovare metodologie scientifiche per comprovare o verificare quanto si sperimenta nella percezione soggettiva. Una visione "scientifica" che è stata reintrodotta in Europa, dopo gli ultimi studi epidemiologici condotti negli anni venti e trenta, proprio dal dott. Hartmann e da Faliero Capineri, rabdomante italiano che negli anni 1950-60, contemporaneamente ad Hartmann ma senza conoscerlo, ha studiato gli effetti dell’acqua sotterranea sulla salute e, con l’utilizzo di ricerche sugli animali e della tecnologia strumentale allora a disposizione, ha cercato la causa delle patologie dovute alla permanenza in contatto con il campo emesso dall’acqua sotterranea in scorrimento veloce. Anche il dott. Hartmann all’inizio era un rabdomante, ma quando si rese conto che il reticolo energetico da lui individuato non era un’emissione prodotta dall’acqua sotterranea, come da lui supposto all’inizio, si dedicò interamente allo studio di questo reticolo nel tentativo di definirne il comportamento e l’eventuale nocività. La strumentazione tecnica disponibile all’epoca era ancora rozza - si trattava di misurare con un ohmetro la resistività cutanea (resistenza che oppone la pelle al passaggio di energia elettrica) sulle mani - ma fu già sufficiente per fornire le indicazioni necessarie a mettere lo studioso sulla strada della verifica scientifica, allontanando questa materia di indagine dall’esoterismo ed avvicinandola alla scienza.
Con il Forschungskreis für Geobiologie vi è stato un primo momento di confronto in occasione del "Wassersuchkurs" (corso di ricerca idrica) tenutosi dal 25 al 27 giugno 1999 a Waldbrunn, presso Heidelberg, sede dell’associazione tedesca. Il corso ha avuto come insegnanti alcuni ottimi rabdomanti svizzeri e tedeschi, ma soprattutto è stato diretto dall’ingegnere minerario Hans Shröter che attualmente è il più grande rabdomante europeo. L’ing. Shröter ha collaborato per un decennio con il professor Hans-Dieter Betz dell’Università di Monaco di Baviera in un progetto che ha unito il contributo dello stato tedesco ai paesi del terzo mondo per la ricerca idrica allo studio scientifico statistico della rabdomanzia. Questo studio non è stato messo in discussione per l’assoluta scientificità del metodo utilizzato ed è statisticamente significativo per l’ingente numero di eventi di rabdomanzia studiati, per cui ha valore scientifico a tutti gli effetti e giunge alla conclusione che la rabdomanzia unita alla tecnologia e agli studi geologici porta ad un risultato strabiliante: si arriva al 98% di perforazioni esatte sia per il punto, sia per la quantità e la profondità dell’acqua, laddove nelle stesse condizioni ambientali la tecnologia e la conoscenza geologica da sole portano a non più del 50% di esattezza! Questa ricerca era abbinata allo scavo di pozzi per rifornire di acqua potabile vari Paesi del terzo mondo che si trovano tutti in zone aride del pianeta, quindi le condizioni ambientali erano estreme e non vi era nemmeno l’ombra di quella vegetazione che viene indicata dagli scettici come il marker della presenza di acqua che i rabdomanti interpreterebbero per stabilire dove perforare; per fare un esempio: alcuni pozzi sono stati fatti scavare con successo dall’ing. Shröter in pieno deserto del Sinai. La presenza dell’ing. Shröter ha spinto il gruppo dirigente di GEA a frequentare il corso (con una interprete poiché per colmo di ironia nessuno di noi parla tedesco), si è potuto così verificare che per quanto riguarda la metodologia di insegnamento e la ricerca idrica gli esperti tedeschi e svizzeri possiedono un’esperienza e una tecnica molto precise ed avanzate e che in questo campo i fondatori di GEA avevano ancora molto da imparare, ma dall’altra parte lo stesso ing. Shröter alla conclusione del corso ha dichiarato che come allievi per un insegnamento individualizzato avrebbe preso solo un paio di noi italiani!
Con ciò creando evidente imbarazzo e stizza nei quasi quaranta corsisti svizzeri e tedeschi. Inoltre è successo che la maggiore sensibilità, la maggiore dotazione genetica alla percezione, fosse appannaggio di una rappresentante del gruppo di GEA e che anche al secondo posto fosse un rappresentante del gruppo italiano.
È sembrato molto significativo che, sebbene la percentuale delle partecipanti donne sul totale dei corsisti fosse esigua, proprio una donna fosse risultata la più sensibile e la più recettiva. La rabdomanzia attualmente è un settore ancora molto dominato dal maschile e dovrà invece aprirsi e accogliere sempre di più i contributi femminili.
L’istituto GEA ha già fatto un piccolo passo in questa direzione poiché su sette membri del Consiglio Direttivo vi sono tre donne.
La nuova visione condensata nella parola “Geobiofisica” che è emersa in questi anni di attività e di confronti col mondo della Geologia e della Geofisica ci ha portato definire anche una nuova terminologia che abbia una valenza più scientifica per il settore: le indagini geobiologiche per l’individuazione delle zone di disturbo naturali sono da noi inserite nell’Analisi Geobiofisica complessiva del sito che parte dalla valutazione dello scambio energetico e arriva all’indagine geobiologica necessaria per individuare fenomeni energetici quali il reticolo globale (detto di Hartmann) o il campo formato dall’emissione dello scorrere di acqua sotterranea.
Il nuovo termine che abbiamo coniato per indicare questa ricerca complessiva svolta attraverso la sensibilità e la "taratura" di un operatore specializzato che utilizza se stesso come "strumento" è "analisi geobiofisica" [2]. Per altra via anche il Forschungskreis für Geobiologie è giunto alla stessa conclusione: infatti all’inizio anche il dott. Hartmann volle provare i vari oggetti che erano allora indicati dai rabdomanti come "rimedi" al campo energetico dell’acqua sotterranea in scorrimento veloce, ma la sua mentalità scientifica esigeva delle verifiche e via via che le sue prove si susseguivano ben poco rimaneva di quelle pretese che i fabbricanti attribuivano a questi oggetti. Il dott. Hartmann si rese conto che quando anche vi era un miglioramento della situazione questo era dovuto solo all’effetto placebo della presenza dell’oggetto e che nessun effetto si otteneva invece sui campi energetici naturali. Calcolò anche la durata da uno a sei mesi di questo effetto. Il passo successivo fu scoprire che molti dei fabbricanti e dei venditori di questi oggetti, dalle forme e dai componenti più bizzarri, erano in malafede, quindi il dott. Hartmann divenne anche consulente legale in alcune cause intentate contro i fabbricanti di quegli oggetti.
Così la "filosofia" adottata dal dr. Ernst Hartmann fu quella di trovare con una certa precisione le zone di disturbo nelle stanze da letto e spostare le persone dai luoghi dove erano soggette alle loro irradiazioni agendo soprattutto sulle posizioni dei letti.
La collaborazione tra le due associazioni potrà sicuramente produrre una sinergia e contribuire al "salto quantico" che porterà l’analisi Geobiofisica su binari scientifici e la scienza all’accettazione e alla comprensione del fenomeno della percezione energetica umana.
La Geofisica con lo studio delle tensioni energetiche del pianeta ha elaborato una specie di "bioenergetica di Gaia" in cui sono mostrate chiaramente le energie che si caricano e si scaricano sulla superficie del pianeta. Il contributo dell’Istituto GEA va nel tentativo di dimostrare che gli stati di compressione, tensione e blocco energetico della crosta terrestre si manifestano anche a livello locale, in aree molto limitate ed hanno un incidenza non marginale sul benessere delle persone. Una chiave per capire l'importanza dell'analisi del sito è lo stress apportato all’organismo dall’esposizione a campi energetici che scatenano reazioni di allarme. La Medicina Naturale con la Geopatologia ha chiarito che un’altra chiave ancora più importante è l’irradiazione delle persone che dormono in coincidenza di zone di disturbo; questa esposizione crea un’infiammazione nella zona irradiata dove si innesca un processo di autoaggressione immunitaria che a seconda delle predisposizioni genetiche di ciascuno sfocia in una o nell’altra patologia. L’Istituto 'GEA ritiene che un’irradiazione dovuta al luogo di permanenza che sia protratta per lungo tempo contribuisca in modo significativo allo sviluppo della maggior parte delle patologie gravi e croniche. L'esperienza in questo campo fa ritenere anche che, in situazioni in cui solo piccole porzioni del sito risultano interessate da zone di disturbo, vi sia un filo conduttore tra la patologia e la zona di disturbo individuabile nella "focalizzazione" delle patologie riscontrate, nel senso che quando non tutto il corpo è soggetto ad un’irradiazione è risultata notevole la corrispondenza che si riscontra tra il segmento corporeo interessato dal la zona di disturbo e la localizzazione della patologia. L’Istituto GEA, come il Forschungskreis für Geobiologie “dr Hartmann”, considera sempre necessaria anche l'indagine dei campi energetici artificiali dovuti al trasporto e all’utilizzo dell’energia elettrica (cavi dell’alta tensione, cabine di trasformazione ecc.) e alle antenne trasmittenti (inquinamento elettromagnetico a varie frequenze) chiamati “campi tecnici”. Essendo nota una vasta letteratura epidemiologica riguardante i campi elettromagnetici tecnici e la salute umana, si può portare il comportamento di questi campi artificiali in relazione alla salute umana come esempio esplicativo di quanto avviene per i campi energetici naturali. NOTE [1] La denominazione era allora “GEA geobiologia e ambiente” cambiata poi dall’assemblea straordinaria dei soci del 2002 in “GEA istituto per l’analisi geobiofisica dell’ambiente” [2] termine registrato, come gli analoghi indagine geobiofisica, rilievo geobiofisico, ecc. [3] in questo contesto la parola “energetico” è sinonimo di un tipo naturale di elettromagnetismo non ancora ben compreso dalla scienza, né ancora misurabile strumentalmente. Presidente 'GEA' |








