| GEOBIOLOGIA 8: APPELLO AI PROGETTISTI, ATTENZIONE ALLE PSEUDO SCHERMATURE |
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Le Geopatologie sono una cosa
L’Istituto GEA dal 1996 si occupa di analisi della situazione elettromagnetica naturale del sito con un approccio razionale, laico, estraneo all’esoterismo, in sintonia con il Forschungskreis für Geobiologie “dr Ernst Hartmann” e si batte per prevenire la geopatologia, che è una tra le componenti più pericolose nelle cause di molte patologie gravi e croniche. Per noi dell’Istituto GEA, come per i dirigenti del Forschungskreis fondato dal dottor Ernst Hartmann, a causare le geopatologie sono zone di disturbo dovute ad una forma non ancora misurabile di elettromagnetismo naturale. Purtroppo, occupandosi di geopatologie e della ricerca delle zone di disturbo che le provocano ci si scontra immediatamente con il problema delle pseudo schermature proposte in modo sempre più pressante dai loro produttori per “annullare”, “modificare” o “schermare” le irradiazioni geopatogene, e a volte anche quelle tecniche! In questa sede si parla di presunte schermature all’elettromagnetismo naturale, non delle schermature scientificamente intese messe a punto per i campi elettromagnetici tecnologici, materiali il cui controllo è davvero semplice utilizzando le opportune strumentazioni elettroniche di misura (quindi piastrine, coccinelle, ecc. che dovrebbero distorcere, invertire, annullare o ridurre i campi tecnici, oltre ad essere congegni fondati su affermazioni inverosimili, sono anche immediatamente verificabili con un’analisi strumentale). Assieme a queste pressioni per l’acquisto di pseudo schermature sono messe in atto delle finte ricerche delle zone di disturbo, eseguite dai venditori con il solo scopo di spaventare e convincere i clienti, finzioni che gettano discredito su tutti gli esperti del settore (di una di queste siamo stati testimoni diretti avendo chiamato un venditore ignaro a casa di uno di noi, di altre siamo continuamente messi a conoscenza). “Come schermarsi dalle radiazioni geopatogene”; “sistemi di bonifica dalle geopatie” etc. sono alcuni esempi degli argomenti dei venditori di pseudo-schermature che si sono impadroniti completamente della Geobiologia e non si fanno scrupoli a saccheggiare anche i nostri scritti in internet per pubblicizzare i loro prodotti. Naturalmente i venditori di pseudo-schermature non amano ascoltare chi ritiene semplicemente e razionalmente che si debba spostare il letto in modo da non rimanere nell’ambito dell’irradiazione geopatogena mentre si dorme, come fa ad esempio la dottoressa Ulrike Banis del Forschungskreis. Infatti, sostengono vivacemente in tutte le occasioni che è necessario schermare le irradiazioni naturali applicando un prodotto da loro stessi messo a punto, oppure inserendo nell’arredamento oggetti vari, da loro stessi prodotti o venduti, che dovrebbero possedere poteri “schermanti” dati da inverosimili castelli di teorie che si reggono sempre su approcci mentali scissi, privi di contatto con la realtà. Queste teorie prevedono sempre che le zone di disturbo si “amplifichino” per varie forme di diffusione, tutte affermazioni che crollano miseramente davanti all’esperienza professionale nelle vere ricerche delle zone di disturbo, ma – guarda caso – tutte teorie molto ben congegnate per non lasciare alcuna possibilità di soluzione con la progettazione di un adeguato arredamento o con lo spostamento della posizione del letto. Stuoie e altri “oggetti antidisturbo” da disporre nell’arredamento sono a tutti gli effetti degli amuleti ed è facile dimostrarlo eseguendo le analisi in cieco, cioè non sapendo che questi oggetti sono presenti, come da noi è stato fatto più volte, anche su invito di alcuni di questi venditori, i quali alla fine, dopo aver visto che non veniva schermato alcunché, si sono sempre rifiutati di accettare l’evidenza dei fatti e hanno continuato in malafede a vendere le loro presunte schermature. Per noi la possibilità di schermatura dalle irradiazioni dovute alla geologia del luogo è da ricercare nell’interposizione di un elemento che riesca a non farle passare, ma sinora non abbiamo avuto riscontri positivi con alcun materiale: né con le stuoie “drenanti” o schermanti delle varie ditte, né con i materiali naturali proposti da altri, come il sughero con i fili di rame. Ed è facile capirne il motivo: se le radiazioni emesse dagli scorrimenti d’acqua sotterranea, dalle fratture o dislocazioni delle rocce e dagli altri fenomeni geologici oltrepassano i materiali sedimentari del suolo per alcune centinaia di metri, come potrebbero materiali plastici o organici di poco spessore, sebbene con l’aggiunta di qualche filo metallico, rifletterle o trattenerle? Essendo radiazioni elettromagnetiche, la schermatura efficace è diversa a secondo della loro frequenza e del tipo di propagazione dell’onda, quindi solo studiando queste radiazioni e applicando materiali già risultati idonei a schermare alte o basse frequenze elettromagnetiche si potrà avere in futuro qualche risultato. In realtà le varie stuoie, magnetizzate o “drenanti” che siano dichiarate, non riescono assolutamente ad interferire con le irradiazioni naturali geopatogene, ma lo stesso alcune ditte produttrici propongono di risolvere la questione della prevenzione delle geopatologie disponendo sotto le case una stuoia “schermante”. In questo modo questi produttori intervengono direttamente nell’ambito della bioarchitettura/architettura bioecologica con un argomento razionalmente accettabile che si discosta dall’idea magica dell’amuleto e assomiglia invece alle soluzioni utilizzate in edilizia per impedire le infiltrazioni di gas Radon o di umidità, e perciò può far presa anche sui progettisti. Questi devono perciò sapere che non esiste ancora in commercio alcuna stuoia che riesca a schermare efficacemente il campo magnetico emesso dagli scorrimenti d’acqua sotterranea e i campi elettromagnetici provenienti da fatturazioni, dislocazioni e faglie dello strato roccioso. Per quel che riguarda i reticoli energetici Parallelo al Nord e Diagonale al Nord (detti di Hartmann e di Curry) per parlare di schermatura si dovrebbe almeno conoscerne un’origine e una direzione, ad esempio si dovrebbe esser certi che provengano dal sottosuolo ma attualmente anche il Forschungskreis “dr Hartmann” sta mettendo in discussione le affermazioni fatte dai primi ricercatori che parlavano di neutrini o altre particelle in fuga dal sottosuolo. Per il momento si hanno davvero pochi strumenti a disposizione per verificare la provenienza di queste radiazioni. Nella nostra ricerca “informale” ci siamo posti il problema che si possa trattare di campi ad altissima frequenza e abbiamo provato ad utilizzare uno dei più efficaci prodotti tecnici presenti sul mercato per schermare le alte e altissime frequenze (>90% di schermatura) stendendone una gran parte in terra ed eseguendo la ricerca con un’altra parte (larga circa un metro) sopra la testa in modo da coprire la persona; pur così isolati sopra e sotto dalle alte frequenze siamo riusciti ad individuare le “pareti” del reticolo energetico convincendoci così che non si dovrebbe trattare di altissime frequenze, almeno di quelle schermate dal prodotto in questione, perché in quel caso non sarebbero dovute arrivare alla nostra percezione. Procedendo in questo modo per successivi tentativi si potrà forse in futuro capire qualcosa di più di questi fenomeni energetici, a patto che si proceda con esperimenti “in cieco” o “in doppio cieco”. Abbiamo più volte proposto ai venditori di queste stuoie un semplice esperimento per verificare la loro capacità schermante. L’esperimento consiste in una ricerca in cieco in un’abitazione su due piani dove siano state individuate in precedenza delle zone di disturbo dovute alla geologia e una “fascia” di un campo energetico reticolare: non sapendo se la stuoia “schermante” è stata disposta o meno al piano inferiore nell’area delle zone di disturbo, né la posizione delle zone di disturbo, un esperto ignaro esegue la ricerca. La cosa va ripetuta almeno tre volte per operatore con tre diversi operatori; ogni operatore deve agire all’insaputa dei risultati degli altri; la sequenza di presenza/assenza della stuoia nelle tre ricerche è stabilita casualmente col lancio di una moneta e assolutamente sconosciuta agli operatori. Alla fine il confronto dei risultati dimostrerà obiettivamente se l’inserimento della stuoia produce una “schermatura”, cioè se la presenza della stuoia ha impedito all’operatore di percepire le zone di disturbo laddove invece in assenza della stuoia sono state trovate. È più facile a farsi che a dirsi, ma nessun venditore ha mai acconsentito a provare quest’esperimento. Lo abbiamo fatto noi, acquistando (controvoglia) i loro materiali. E i risultati sono stati tutti negativi. Per paura di essere influenzati dalle nostre idee in merito abbiamo fatto fare alcune prove anche ad altri esperti completamente ignari della questione e abbiamo sempre ottenuto gli stessi risultati di nessuna schermatura. Chiunque abbia acquistato una di queste stuoie può rendersi conto di persona del fatto che sono inefficaci attuando questo esperimento con un esperto mantenuto all’oscuro di tutto e seguendo le indicazioni date qui sopra. È un modo scientifico di affrontare la questione che, se condotto lealmente, produce risultati oggettivi. La presunta “schermatura” della casa dalle irradiazioni naturali effettuata con queste stuoie ha un costo notevole, molto superiore a quello di una eventuale ricerca delle zone di disturbo in tutto il terreno ricoperto dalla stuoia, per cui le false analisi svolte dai venditori costano pochissimo. Il loro costo di fatto è sempre troppo perché dovrebbero essere completamente gratuite, trattandosi solo di “dimostrazioni” finalizzate alla vendita del loro prodotto ... ma intanto inquinano anche l’aspetto dei costi inducendo la gente, che difficilmente riesce a fare precise distinzioni in questo ambito, a pensare che gli esperti professionali slegati dalle ditte siano troppo cari. Naturalmente non è possibile in alcun modo paragonare i due interventi e i loro costi. In Germania da molti anni è stato dimostrato il ripetersi dell’errore dovuto alla volontà di vendita di una pseudo schermatura: su un campione di dieci operatori che dovevano vendere un loro “strumento antidisturbo”, con un letto che era sempre in posti diversi e sempre fuori da zone di disturbo, tutti gli operatori avevano dichiarato che il letto era in una situazione gravemente disturbata e proposto la loro “schermatura” come indispensabile. Questo esperimento, condotto all’Istituto “W. Maes” nell’ambito della Baubiologie tedesca con la collaborazione del Forschungskreis “dr E. Hartmann”, per noi dimostra abbondantemente che la volontà di vendere una pseudo schermatura induce a sbagliare anche se si è in buona fede per un processo inconscio di proiezione. Per questo nel nostro Regolamento Deontologico impediamo agli operatori che fanno parte del Registro degli Esperti in Analisi Geobiofisica dei Luoghi (gestito dall’Istituto GEA e visibile in questo sito) di vendere qualsiasi tipo di pseudo schermature. L’unica cosa seria da fare è conoscere la posizione delle zone di disturbo per progettare accortamente in modo da evitarle nella disposizione dei letti. Questo insegna il Forschungskreis “dr E. Hartmann” e questa è per noi l’unica scelta RAGIONEVOLE da fare quando nella progettazione si tiene conto della presenza di zone di disturbo naturali, come si dovrebbe sempre fare se ci si attiene alle prescrizioni della “Baubiologie”, bioarchitettura/architettura bioecologica. Ci sembra che, forse proprio per allontanarsi da queste proposte di schermature non controllabili, e dalla ciarlataneria che le propone, il movimento culturale della bioarchitettura/architettura bioecologica stia abbandonando la regola fondamentale di analizzare il sito anche dal punto di vista elettromagnetico, che è il presupposto della biocompatibilità. L’ambito di intervento dell’Istituto GEA è proprio la biocompatibilità che si fonda in primo luogo sulla prevenzione delle geopatologie e delle tecnopatie e in secondo luogo sulla prevenzione delle sindromi indotte da elementi chimici organici e inorganici. Infatti se si realizzasse una costruzione con materiali bioecologici, perfetta dal punto di vista delle emissioni chimiche, ma posta sotto ad un elettrodotto ad alta tensione o sopra un forte scorrimento di acqua sotterranea, non si raggiungerebbe mai lo scopo di “garantire il benessere abitativo”, scopo che per la Baubiologie è di pari importanza rispetto allo scopo di “garantire il non inquinamento e il risparmio energetico” (cioè l’ecosostenibilità). Non si può prescindere dalla biocompatibilità. Chiediamoci cosa accadrebbe realizzando una costruzione completamente autosufficiente dal punto di vista energetico ma fatta come un bunker di cemento. Si tratterebbe di bioarchitettura/architettura bioecologica o di una semplice applicazione di tecnologia ecologica ad un bunker? Perfino un banalissimo diffusore per oli essenziali è venduto con l’assurda pretesa di “favorire il disinquinamento sia per le sostanze fisico-chimiche che per i campi elettromagnetici”: che direbbero le principali associazioni di bioarchitettura/architettura bioecologica se questi venditori di colpo si unissero e si concentrassero nell’affermare con continue e insistenti pubblicità che i loro oggetti disinquinano le case dagli agenti chimici, cioè dall’inquinamento indoor, e che perciò è veramente inutile ricorrere ai materiali e alle tecniche bioedili quando basta disporre opportunamente i loro “attrezzi” per ottenere lo stesso risultato? Non sarebbe un vero e proprio insulto a chi per anni, con passione e dedizione si è dedicato alla bioarchitettura/architettura bioecologica e alle sue problematiche? Lo stesso sentimento di profonda offesa, per noi dell’Istituto GEA che per la nostra storia siamo legati alla bioarchitettura/architettura bioecologica, è un vissuto ormai quotidiano per quel che riguarda la pretesa di schermare i campi elettromagnetici con i più strampalati oggetti, dai pezzi di salgemma himalayano alle antenne seppellite in giardino, non ultimo il diffusore di aromi in questione. La situazione per noi è difficile perché rispetto ai pochi mezzi a disposizione della nostra associazione basata sul lavoro volontario e ai conseguenti limiti nell’azione culturale e nella controinformazione, le ditte produttrici di false schermature hanno molti mezzi per farsi pubblicità e spesso li utilizzano per sponsorizzare corsi e convegni soprattutto nell’ambiente medico e nell’ambito della bioarchitettura/architettura bioecologica. Un ambito di formazione professionale in cui si potrebbe trattare l’argomento, e quindi operare una controinformazione efficace, è dato dai corsi organizzati dalle principali associazioni di bioarchitettura/architettura bioecologica, ma attualmente vediamo che questi corsi soffrono di un atteggiamento schizoide: o affidano l’argomento a geobiologi e radiestesisti locali che propongono delle pseudo schermature, o non lo trattano per niente per paura della ciarlataneria. La scelta di chiamare il radioestesista locale o “di grido” presuppone un’idea esoterica della ricerca delle zone geopatogene. I corsi che invece non prevedono lezioni sulle zone di disturbo naturali rimarcano l’atteggiamento di rifiuto di ogni “compromissione” con argomenti “di frontiera”. Questi atteggiamenti sono entrambi privi di senso in quanto si tratta di mettere in atto una prevenzione in favore del benessere abitativo con l’individuazione di zone di disturbo dovute all’elettromagnetismo naturale, per mezzo dell’ipersensibilità dell’operatore invece che di strumenti elettronici, zone di disturbo che sono concause accertate di patologie anche gravi e dalle quali basta allontanarsi, come da qualsiasi altra fonte di radiazioni. Non vi è nulla di esoterico o di magico in tutto ciò. L’esistenza e l’utilità della percezione “rabdomantica” sono state dimostrate dallo studio decennale condotto dal prof. H-D. Betz dell’università di München per conto del GTZ tedesco, “Ricerca Idrica non Convenzionale” (Unkonventionelle Wasserprospektion, Felderprobung der Rutengänger-Methodik in Trokenzonen, Deutsche Gesellschaft für Technische Zusammenarbeit 1993), studio che ha superato brillantemente un decennio di continui tentativi di smentita sempre falliti. La nocività delle zone di disturbo dovute ai campi reticolari è stata dimostrata dallo studio citato del dr prof. Bergsmann, condotto per il governo austriaco e anche questo mai smentito. Di conseguenza è inutile mantenere rigidi atteggiamenti scettici, che sono obiettivamente antiscientifici, ed è altrettanto inutile credere ciecamente a chi afferma qualsiasi stupidaggine pur di vendere un qualche prodotto “schermante”, anche se questi sono tanti e scrivono tanti libri tutti uguali, poiché il fatto che vi sia una gran “quantità” di stupidaggini e di persone che le professano, non dovrebbe mai essere il parametro considerato per prenderle sul serio. Le maggiori associazioni di bioarchitettura/architettura bioecologica sembrano aver dimenticato sia i precetti di Schneider, Lotz e degli altri fondatori della Baubiologie, sia il punto di vista del Forschungskreis “dr Hartmann”, gruppo al quale si deve in gran parte la nascita stessa della Baubiologie, e per di più spesso a favore del punto di vista di qualche venditore di pseudo schermature che riesce a conquistarsi la loro fiducia proponendo facili sponsorizzazioni. Il dottor Ernst Hartmann all’inizio era un rabdomante e, dopo anni di prove senza successo per ottenere un “risonatore” in grado di interferire con i reticoli da lui studiati, si rese conto che quella strada – dettatagli dalla tradizione rabdomantica e radiestesica – era sbagliata, perciò passò con coraggio a dichiarare apertamente che non si doveva fare affidamento sugli “strumenti antidisturbo”, come li chiamano in Germania, ma solo sulla esatta individuazione della posizione delle zone di disturbo in modo da essere sicuri di evitarle con la posizione dei letti. Noi dell’Istituto GEA abbiamo appreso dagli attuali dirigenti e insegnanti del Forschungskreis “dr Ernst Hartmann” queste idee e le abbiamo facilmente assimilate perché erano già rispondenti alla nostra “scuola di pensiero”. Le pseudo schermature illudono le persone (compresi ammalati e soggetti vulnerabili) sulla reale situazione del loro letto e le lasciano esposte alle irradiazioni naturali, le quali ovviamente continuano ad agire. Questo porta ad un pericoloso aumento del rischio di geopatologia senza che le persone esposte ne siano consapevoli e possano mettersi ai ripari. Una delle principali conseguenze di questo duplice atteggiamento, scettico o esoterico, delle associazioni di bioarchitettura/architettura bioecologica è che in Italia i progettisti seri e scientificamente impostati non fanno più eseguire indagini sulla situazione elettromagnetica del sito per paura di rischiare la loro credibilità con i committenti o per non avere a che fare con pseudo-esperti che in realtà sono dei venditori di prodotti aleatori. Ed è vero purtroppo che attualmente solo una fascia molto ristretta di esperti nella ricerca delle zone di disturbo garantisce di essere estraneo all’esoterismo e al pensiero magico, di non vendere pseudo schermature e di fornire indagini professionali agendo deontologicamente come ci si potrebbe aspettare da un qualsiasi altro professionista che interviene nella progettazione, da chi esegue i calcoli strutturali al geologo. D’altronde è ben vero che esperti così ci sono e si possono contattare! Lanciamo quindi un appello ai progettisti e in particolar modo a quelli appartenenti alle associazioni di bioarchitettura/architettura bioecologica perché riflettano sul fatto che in questa complessa realtà non esistono solo il pensiero scettico e il pensiero magico, facili e infantili modi opposti di vedere, ma esiste anche un pensiero adulto, razionale e aperto; un pensiero che è sempre appartenuto alla Baubiologie, un pensiero che sulla base del sapere scientifico non preclude la possibilità di esistere ad altri fenomeni ancora non spiegati. Un pensiero che però esige che le affermazioni in proposito siano supportate da esperimenti condotti in cieco e che chi si occupa della verifica di questi argomenti non coincida con il produttore o il venditore degli stessi prodotti di cui si deve dimostrare la validità; esigenze che sono delle semplici e basilari garanzie per discutere seriamente, non altro. L’appello è anche perché la bioarchitettura/architettura bioecologica non abbandoni gli insegnamenti dei suoi fondatori sul benessere abitativo e la biocompatibilità delle abitazioni e continui a servirsi delle indagini geobiologiche per la progettazione, facendo bene attenzione a chi esegue queste analisi ed esigendo concreti strumenti di lavoro e non proposte di acquistare stuoie o amuleti con fumosi discorsi magico-esoterici. a nome del Consiglio Direttivo dell'Istituto GEA - il Presidente, dr. Pier Prospero l’attuale Consiglio Direttivo dell’Istituto GEA è composto da: dr. Pier Prospero, presidente, esperto del Forschungskreis “dr E. Hartmann” provenienza INBAR; geom. Marino Zeppa, vice presidente, esperto IMA/Maes, provenienza HSA; arch. Daniela Gabutti, docente universitaria, provenienza Istituto UomoAmbiente-ANAB; arch. Mariangela Migliardi, provenienza ANAB; arch. Adriano Barcelloni Corte, provenienza INBAR; dr.ssa Antonella Dall’Oglio, geofisica; dr. Simone Borgatti, geologo.
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